Aprile Resistente 2025

03 – 28 Aprile 2025

Torna l’ormai tradizionale appuntamento con l’”Aprile Resistente” della compagnia Il Crogiuolo – centro di intervento teatrale, dal 3 al 28 aprile 2025 un ricco cartellone di spettacoli, pensato per ribadire i valori della resistenza che hanno portato i padri e le madri della nostra Costituzione a ribadire il no alla guerra.

Oggi più che mai esprimiamo ripudio di una politica che promuove il riarmo dell’Europa ed è incapace di lavorare per creare ponti di pace.

Apre la stagione a Casa Saddi (via Ettore Fieramosca 17 Pirri – Cagliari) uno spettacolo in prima assoluta regionale, “Giovinette, le calciatrici che sfidarono il Duce“,  in  scena il 3 aprile 2025, ore 20.30.

Lo spettacolo è tratto dal romanzo di Federica Seneghini e saggi di Marco Giani, regia Laura Curino, con Federica Fabiani, Rossana Mola, Rita Pelusio, collaborazione artistica Marco Rampoldi, adattamento drammaturgico Domenico Ferrari con la collaborazione di Laura Curino, Rita Pelusio.

Le scene e le scelte musicali sono di Lucio Diana, realizzazione costumi e assistente alla regia Francesca Biffi, datore luci Valentino Ferro, una coproduzione PEM Habitat Teatrali, Rara Produzione, con il sostegno di Fondazione Memoria della Deportazione e di Sezione A.N.P.I. Audrey Hepburn

Sulla panchina di un parco di Milano un gruppo di ragazze lancia un’idea, per gioco, quasi per sfida: giocare a calcio. Fondarono il GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana che in breve raccolse intorno a sé decine di atlete.

Gli organi federali in principio assecondarono l’iniziativa, consentendo loro di allenarsi, ma non di giocare in pubblico. Inoltre dovevano usare un pallone di gomma e non di cuoio, indossare la gonna non i pantaloncini, passare la palla solo rasoterra e in porta dovevano far giocare dei ragazzini adolescenti. Tutto questo per preservare le loro “capacità riproduttive”.

Nonostante ciò la loro avventura sportiva riuscì caparbiamente a resistere per quasi un anno, quando, proprio alla vigilia della loro prima partita ufficiale, il regime le costrinse a smettere di giocare.

La loro fu una sfida al loro tempo, al regime, alla mentalità dominante che vedeva nel calcio lo sport emblema della virilità fascista.

Di questo pugno di ragazze, che a loro modo sfidarono il Duce e la cultura del loro tempo, alcune si riciclarono in altri sport, altre uscirono dalla storia, altre ancora entrarono in una storia più grande, partecipando dieci anni dopo alla lotta partigiana.

La loro epopea è raccontata con ironia e leggerezza da un trio di attrici che, mischiando comicità e narrazione, ci mostra come, pur a distanza di tanti anni e di tante battaglie, certi pregiudizi siano duri a morire e come la lotta per la libertà e i propri diritti passi anche attraverso lo sport.

Il 4 aprile 2025, doppio appuntamento, ore 19, in sala Gertru va in scena “RUT”, spettacolo teatrale interpretato dall’attrice Chiara Murru (Spazio T), scritto dal regista e direttore del Teatro stabile di Costanza Christoph Nix e diretto da Nicola Bremer – produzione del Theater Konstanz supportata dalla cooperativa Le Ragazze Terribili.

Un monologo ispirato alla vicenda biblica di Rut, narrata nel vecchio Testamento. Rut, letteralmente, significa “L’amica” ed è il nome della protagonista sulla scena: una rifugiata che ripercorre lo scorrere della sua vita e racconta la sua rinascita fra amore, solidarietà femminile e riscatto. Uno spettacolo che, concettualmente, va ben oltre la sacralità dell’ispirazione e si presenta come molto attuale e contemporaneo, essenziale, rigoroso, molto intenso e foriero d’un messaggio di profondità umana.

Un monologo ispirato alla vicenda biblica di Rut, narrata nel vecchio Testamento. Rut, letteralmente, significa “L’amica” ed è il nome della protagonista sulla scena: una rifugiata che ripercorre lo scorrere della sua vita e racconta la sua rinascita fra amore, solidarietà femminile e riscatto. Uno spettacolo che, concettualmente, va ben oltre la sacralità dell’ispirazione e si presenta come molto attuale e contemporaneo, essenziale, rigoroso, molto intenso e foriero d’un messaggio di profondità umana.

Testo magistralmente messo nero su bianco dall’algherese d’adozione Christoph Nix, regia e traduzione affidata all’esperienza di Nicola Bremer che, assieme a Chiara Murru, ha curato anche scenografia e costumi.

Il Libro di Rut, Antico Testamento, racconta la storia della moabita Rut che insieme alla suocera Noemi, dopo la morte del marito, abbandona la sua terra e va in Israele alla ricerca di una vita migliore. Ed è proprio qui che il testo diventa attuale: quanti abbandonano oggi la propria terra e cercano una vita migliore qua da noi? Giunta in Israele Rut deve affrontare non solo i pregiudizi e il razzismo degli Israeliti, ma anche il sessismo della società patriarcale dell’epoca purtroppo ancora spaventosamente simile alla società di oggi. Il paradosso straordinario è che Rut, alla fine, non solo riuscirà a conquistare il proprio posto ma sarà anche l’unica straniera nella genealogia da cui nascerà Gesù, il messia tanto atteso dal popolo d’Israele.

«Il bellissimo testo di Christoph Nix sembra dirci che ad un certo punto della vita è necessario provare sulla propria pelle la situazione di estraneità, di lontananza dalla propria terra e imparare così la solidarietà e l’accoglienza dell’altro – dice Nicola Bremer -. Solo se scegliamo di diventare stranieri la nostra vita esce dai circoli soffocanti delle sicurezze e si apre alla fecondità. Forse è proprio il tempo della crisi ciò che ci costringe a uscire e farci stranieri. Come Rut, dovremmo anche noi diventare consapevoli che le nostre radici non sono solo il luogo dove siamo nati o vissuti, ma anche il luogo dove scegliamo di vivere e a cui sentiamo di appartenere. Non c’è peggior idiozia che l’idolatria della terra – prosegue il regista -, cioè quella dimensione nazionalistica e di assolutizzazione delle proprie radici geografiche che ignorano il fatto fondamentale che siamo tutti pellegrini e stranieri. È interessante come il termine gher in ebraico significa sia residente che straniero, perché la terra va abitata non posseduta».

Sempre il 4 aprile, ore 20.30 in sala Lisetta va in scena “Colpevoli di viaggio” scritto ed interpretato da Monica Corimbi, una produzione Bocheteatro.

“Colpevoli di Viaggio” è uno spettacolo sull’emigrazione.

Tra parole, suoni e visioni, in una narrazione per voce sola, l’emigrazione diviene una quotidiana “guerra” fra poveri, nonostante il messaggio sia anche di fiducia e speranza nell’umanità.

Storie di emigrati senza volto. Si è provato ad immaginarli quei volti e a dare voce alla loro disperazione. In scena un’attrice, i racconti, accompagnati da musiche originali, da video installazioni evocano emozioni contrastanti: paura, impotenza, desiderio di accogliere.

In un momento così drammatico e delicato come questo si può prendere lo spunto per parlare di cosa significhi affrontare un viaggio di “speranza”; di cosa significhi emigrare e quanto spesso non vengano rispettati i diritti dei migranti.

Per ciascuno di noi, una lezione di umiltà e una saggezza più grande per vivere meglio il futuro.

Il 12 aprile 2025, ore 20.30 va in scena “La catena“, spettacolo teatrale ispirato alla vita di Emilio Lussu, interpretato da Andrea Bosca.

A cura della compagnia BAM Teatro, drammaturgia di Nicola Fano, per gentile concessione di Giovanni Lussu.

Il patriota e intellettuale sardo Emilio Lussu rifiutò sempre ogni compromesso con il neo insediato regime fascista. All’ennesima provocazione degli squadristi che tentarono di penetrare armati nella sua abitazione di Piazza Martiri a Cagliari, Lussu si difese, armi in pugno. Con la conseguenza che la magistratura fascista, invece di mettere sotto inchiesta gli aggressori-oltretutto di un parlamentare in carica- condannò l’aggredito col carcere e il confino a Lipari. Confinati è la storia di questo confino che nell’autunno del 1926 portò Lussu (decorato al valore militare per la grande Guerra) nel gorgo dell’isolamento coatto. Da Lipari, remota isola delle Eolie, evase con un piano rocambolesco degno dei migliori romanzi di avventura. Vita vera, si direbbe.

Ma dopo di allora restò esule a Parigi per più di quindici anni, allacciando con costanza infaticabile, i fili dell’antifascismo alle democrazie europee fino a costruire la rete di alleanze dei governi britannico e statunitense con la Resistenza italiana, che favorì la Liberazione del 1945. Lussu racconta qui l’arroganza brutale del regime e la debolezza intrinseca del composito fronte delle opposizioni.

La sua scrittura restituisce la cronaca del cammino storico e politico che attraverso le leggi speciali del 1926, portò il fascismo a rivelarsi come un regime totalitario, violento, persecutore e soprattutto intollerante di ogni dialettica democratica.

Cento anni dopo questi accadimenti e a cinquant’anni dalla morte di Lussu, il suo racconto induce ancora a riflettere: come se un secolo e la grammatica del potere fossero passati invano. In scena Andrea Bosca, uno degli attori più apprezzati e impegnati del panorama nazionale.

Lo spettacolo sarà presentato a marzo 2025 a Parigi, nel cartellone dell’Istituto di Cultura.

Il 13 aprile 2025, ore 19, va in scena “L’eredità delle donne di Casa Lussu. Joyce Lussu e Giovanna Serri” scritto da Claudia Crabuzza, cantautrice e ricercatrice. Il reading musicale, messo in scena insieme a Dilva Foddai (organetto e voce recitante), intreccia le letture di alcuni brani tratti dall’opera e le canzoni originali composte dall’autrice su testi dei poeti Nazim Hikmet e Agostinho Neto (tradotti da Joyce Lussu) e i versi in sardo di Orlanda Sassu e Efisio Sanna.

Il libro “L’ eredità delle donne di Casa Lussu. Joyce Lussu e Giovanna Serri”, edito da Archivi del Sud nel 2024, è il risultato di una tesi di laurea magistrale discussa dall’autrice Claudia Crabuzza presso l’Università di Sassari e intende mettere in luce il rapporto tra Joyce Lussu e Giovanna Serri, l’una attivista e intellettuale, compagna di Emilio Lussu, l’altra contadina e tessitrice, che ha gestito per cinquant’anni la casa e i terreni della famiglia Lussu. Insieme a loro si scopre il patrimonio culturale e storico del paese di Armungia, con l’esperienza virtuosa dei musei locali, e della casa, oggi abitata dai nipoti delle due donne. Una storia che si può leggere come un saggio di ricerca o come un romanzo, una saga familiare dove il genius loci della casa sembra guidare le vicende umane in direzioni contrarie e anticonformiste.

È un’occasione per riflettere su un argomento delicato e scottante, di terribile attualità, analizzato con grande lucidità.

Il 25 aprile 2025, ore 20.30, ancora uno spettacolo in prima assoluta regionale, va in scena, infatti, “Sandro“, prodotto dal Teatro dell’Argine, di Christian Poli, con Andrea Santonastaso, regia di Nicola Bonazzi.

Con questo spettacolo Bonazzi, Poli e Santonastaso, dopo il grande successo di Mi chiamo Andrea, faccio fumetti dedicato ad Andrea Pazienza, tornano a raccontare una biografia esemplare a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, nella convinzione che in quei due decenni abbiano germinato pensieri e situazioni con cui ora più che mai occorre confrontarsi.

Di Sandro Pertini restano indimenticabili alcune immagini, consegnate alla memoria di ciascuno da spezzoni televisivi. Sono immagini che hanno scandito alcuni degli avvenimenti della storia recente italiana (per esempio la vittoria dei Mondiali di calcio nel 1982 o la strage alla stazione di Bologna). In quegli avvenimenti Pertini c’era, naturalmente nel suo ruolo istituzionale. Ma c’era anche con la sua carica di umanità, con la sua storia che veniva da lontano, dalla guerra partigiana e dalla prigionia sotto il fascismo. Era una figura che gli italiani sentivano vicina; divenne una sorta di “nonno” per i bambini e di icona pop: gli vennero dedicati fumetti e canzoni (chi non ricorda il “partigiano come presidente” di una nota canzone di Toto Cutugno?). Nella sua figura, come mai prima di allora e come mai sarebbe successo dopo, un’intera nazione si riconosceva e riconosceva i valori “puliti” della politica, o ciò che la politica dovrebbe rappresentare nella sua accezione più alta: solidarietà, vicinanza, attenzione alle persone. Raccontare la storia di Pertini può avere senso dunque non solo perché ci consente di ripercorrere la storia di un “italiano” che attraversa il Novecento e le sue tragedie, con piglio sempre energico e picaresco; ma può averlo soprattutto per fare il punto su noi stessi, su ciò che eravamo e su ciò che siamo diventati; sull’idea che possa esistere una politica in grado di segnare la linea di un’etica civile e solidale, e farsi guida di una società, se non pacificata, capace almeno di dialogare al proprio interno per ritrovare le ragioni di una convivenza più conciliante e aperta.

Il 27 aprile, ore 20.30, ancora un omaggio ad Emilio Lussu nel cinquantennale della sua morte. Va in scena alle 20.30 lo spettacolo “Diplomazia clandestina” di Emilio Lussu, con Daniele Monachella, co-produzione Mab Teatro e Bam Teatro.

Durante la lotta al fascismo, ci fu una resistenza prima della Resistenza. Fu una lunga battaglia, quotidiana e costante, fatta non di azioni militari ma di strategia e programmazione politica. Una vera e propria diplomazia clandestina, grazie alla quale gli antifascisti cercavano di ricollocare nel panorama delle grandi potenze occidentali il nostro Paese, in previsione della caduta del regime. A guidare questa “missione diplomatica”, gli antifascisti in esilio avevano scelto Emilio Lussu, uomo di straordinario carisma, eroe della prima guerra mondiale e protagonista di un’avventurosa fuga dal confino di Lipari. Dopo essere riuscito ad abbandonare la Francia occupata, Lussu viaggiò attraverso il mondo in guerra per cercare appoggi internazionali alla futura Italia libera. E con i servizi segreti alleati arrivò persino a progettare uno sbarco nella sua Sardegna, prima testa di ponte per il successivo salto verso la Penisola. L’armistizio e l’occupazione nazista imposero però un cambio di strategia, e la diplomazia clandestina lasciò il terreno allo scontro militare. In questo piccolo capolavoro, ormai documento storico ma anche romanzo di formazione politica, Emilio Lussu racconta la sua esperienza come “ambasciatore della Resistenza” e il progetto di sbarco in Sardegna, lasciandoci un testo a metà strada tra la riflessione politica e il romanzo picaresco, sospeso nell’Europa in guerra, ma alla ricerca di un bene assoluto: la libertà.

Il 28 aprile 2025, ore 18.30, per Sa Die de sa Sardigna, va in scena “La rivolta di primavera” dal testo di Rossana Copez  con Marta Proietti Orzella e Carla Orrù.

La “Rivolta di Primavera” è un’opera di Rossana Copez che racconta un episodio molto significativo della storia sarda: Sa Die de sa Sardigna, ovvero l’insurrezione popolare sarda  che costrinse alla fuga da Cagliari tutti i piemontesi. Si tratta della descrizione di una giornata storica  indimenticabile nella memoria del popolo sardo. Ambientata nel contesto della Sardegna del XVIII secolo, la narrazione si concentra sulle tensioni sociali, politiche ed economiche che portano alla ribellione del popolo sardo.In scena  due donne, incarnano la determinazione e la speranza del popolo sardo, ripercorrendo i fatti fino ad arrivare alla giornata storica del  28 aprile del 1794. Esse rappresentano la comunità, hanno un ruolo attivo nello spettacolo e  raccontano le ingiustizie sociali, la povertà e la disparità di diritti tra le diverse classi sociali. Danno voce ai contadini, pastori, e lavoratori, sono il cuore della rivolta, spesso diviso tra la paura della repressione e la speranza di un cambiamento. Il progetto teatrale è anche un omaggio all’identità sarda, con riferimenti alla lingua, alla cultura, alla musica, alle tradizioni locali. Espressioni tipiche della lingua sarda e musiche del repertorio etnico arricchiscono la narrazione e contribuiscono a dare un senso di autenticità.

Agli spettacoli si affiancano  percorsi culturali che vogliono favorire una partecipazione trasversale di diverse generazioni perché i valori della Resistenza possano essere tramandati.

Dalla metà del mese di marzo partirà all’Orto Giardino Mariposa de Cardu, un laboratorio di Teatro e musica per bambini, dedicato ai canti della Resistenza.
I piccoli cantori si esibiranno poi sul palco del 25 aprile in piazza del Carmine a Cagliari, dopo la manifestazione di celebrazione dell’ ottantesimo anniversario della Resistenza.

La partecipazione è gratuita gli interessati possono mandare un messaggio scritto whatsapp al numero 334 882 1892.

Il 6 aprile 2025  in collaborazione con la Fiab, a partire dalle 9, si terrà una passeggiata in bicicletta attraverso le vie dedicate ai partigiani ed alle partigiane nei comuni di Cagliari, Quartu, Quartucciu, Selargius e Monserrato.

Il 27 Aprile 2025, ore 10.30 in collaborazione con l’Associazione Toponomastica Femminile, al villaggio dei pescatori di Giorgino, si terrà una iniziativa dedicata a Nadia Gallico Spano, presente la figlia.

Una occasione per parlare del ruolo delle donne nella Resistenza e sensibilizzare su la titolazione di vie strade e giardini alle nostre compagne di lotta per la difesa della democrazia, ma anche per il progresso civile e sociale.

Tutte le iniziative sono organizzate con l’ Anpi provinciale di Cagliari e con la CGIL Cagliari.

Il crogiuolo
Casa Saddi, Pirri

Per informazioni: tel. 334 8821892

info@ilcrogiuolo.eu
ilcrogiuolo@gmail.com

Direzione artistica Rita Atzeri

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